I Malatesta di Rimini

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MALATESTINO MALATESTA DETTO ANCHE MALATESTINO DALL'OCCHIO

Malatestino Malatesta, figlio di Malatesta da Verucchio, fisicamente non era molto bello, di statura leggermente inferiore alla media, rosso di pelo, aveva il volto sfigurato da una sassata che lo aveva anche reso cieco da un occhio. Per questa sua deformità era stato soprannominato Malatesta “dell’occhio”. Si era sposato con Giacoma de’Rossi, figlia di un commerciante di stoffe. Visse per molti anni all’ombra della grande figura del padre, dal qualche però apprese insegnamenti e metodi che iniziò ad usare quando ancora giovane si pose a capo di spedizioni punitive. Difese, per lunghi anni, a spada tratta, gli interessi della chiesa che dopo la morte di Federico II, aveva occupato tutta la Romagna. Ma da condottiero valido e desideroso di potere e gloria puntò gli occhi sulla città di Fano. La città attirava il suo interesse soprattutto perché conquistarla al governo guelfo avrebbe limitato la libertà dei conti Di Montefeltro, che sostenevano l’Imperatore.



Era il 1290 e la città di Fano viveva in pace e prosperità, ma soprattutto era ben governata da due nobili, uno di parte guelfa ed uno di parte ghibellina, che avevano capito che uniti avrebbero potuto meglio affrontare i pericoli esterni. La coalizione era stata sancita, come spesso avveniva in passato, dal matrimonio fra Oriana, la figlia di Angioletto da Carignano e Guido II, erede di Guido del Cassero. La città attraversava un periodo di prosperità, i commerci erano floridi, la produzione agricola abbondante grazie ai terreni fertili. Il tentativo del giovane Malatesta di screditare il governo istigando attraverso i suoi agenti la popolazione fallì miseramente.
Nel 1291, in occasione della festa del matrimonio dei due eredi di Angiolello e Cassero, il signore Malatesta inviò dei doni e degli auguri allo scopo di conquistare la fiducia delle due famiglie nobili mentre nel frattempo tramava addirittura l’assassinio dei due capofamiglia. Niente e nessuno gli avrebbe impedito di annettere la città di Fano.
Organizzò tutto minuziosamente e dopo tre anni, in una mattina di primavera avanzata mise in atto il suo piano. Arrivò al porto di Fano una imbarcazione e una persona chiese di essere ammessa al cospetto dei due nobili. Disse che veniva da parte di Malatestino da Rimini che desiderava averli ospiti a Cattolica, possedimento del padre, in occasione di una grande festa, ma soprattutto per parlare del bene e del futuro della loro città. Guido del Cassero e Angiolello da Carignano salirono sulla barca, accompagnati da alcuni servitori.



La barca invece di puntare verso Cattolica, rimanendo poco lontana dalla riva come d’accordo, si diresse verso il largo, i rematori, abbandonarono i remi e assalirono i nobili, li legarono ad una ancora e li scaraventarono fuori bordo. Appena ebbe la notizia della loro morte, il signore di Rimini partì verso Fano, con fanti e cavalieri, tutta gente fidata, e la occupò facilmente conquistandosi la fiducia della plebe e della piccola aristocrazia con garanzie e promesse. Si impegno a distribuire del grano alla popolazione, ad aiutare i pescatori e ad ascoltare le necessità dei nobili. La città divenne così dominio assoluto della Chiesa che si dimostrò riconoscente e gli perdonò alcune sue passate marachelle, come quando aveva occupato la rocca di Cervia per il desiderio di conquistare un ricco bottino oppure aveva organizzato tumulti anticlericali a Ravenna, a Cesena e nella stessa Rimini.
 
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