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MALATESTA DA VERUCCHIO
Malatesta da Verucchio nacque nel 1212 e morì centenario nel 1312, figlio di Malatesta della Penna, apparteneva al ramo di Verucchio della sua famiglia. Fu soprannominato anche “il Centenario” per la sua longevità.
(Attorno al 1200 i Malatesta erano distinti in due rami: i Malatesta da Foligno e i Malatesta da Verucchio. Quest'ultimi governarono nelle Marche).
Le cronache dell’epoca lo descrivono di media statura, muscoloso, bianco di carnagione e di pelo rosso.
Benvenuto da Imola parla di lui come di “un uomo di bel corpo e costumato, dedito più all’ozio che alla fatica”.
Era un cavaliere molto abile, resistente alla fatica, valoroso e scaltro, di quell’astuzia che si definisce contadina, militò insieme al padre nelle formazioni papaline. In quanto figlio di un padre caduto in disgrazia, nonostante fosse molto ricco, dovette lottare a lungo prima di conquistare il potere e ricchezza.
Come il padre, con la calata di Federico II si fece ghibellino e pose la sua spada al servizio dell’Imperatore, lo fece con abilità senza esporsi troppo e senza suscitare l’odio della parte avversa, mantenne legami con la parte guelfa e pur dichiarandosi fedele all’imperatore tramò spesso a favore della Chiesa. Nel 1246 quando l’autorità imperiale venne a meno egli entrò subito al servizio di Papa Innocenzo IV, Sinibaldo Fieschi, e al comando delle truppe riminesi nel 1248 occupò le città di Cesena e di Bertinoro, che non volevano arrendersi all’autorità della Chiesa.
Obiettivo di Malatesta da Verucchio era la signoria di Rimini e per ottenerla si univa sempre al partito che in quel momento poteva essere più utile. Intanto che comandava le milizie papali si legò ad una delle famiglie ghibelline più potenti del tempo. Ottenne infatti in moglie la giovane Concordia dei Pandolfini,
figlia del vicario imperiale per la campagna riminese, messer Arrighetto o Enrichetto, e di una Particiadi, casata che rappresentava a Rimini gli interessi ghibellini.
La giovane moglie gli portò in dono una dote smisurata in terre, bestiame e oro coniato e gli consentì di stabilire un legame di parentela con la fazione ghibellina.
Concordia era una donna non bella ma forte, con spalle dritte, fianchi robusti ed atta alla fatica. Mise al mondo dei robusti eredi: Malatestiano, Rengarda, Giovanni, Paolo e Ramberto. Dopo la sua morte, sembra per una febbre maligna, Malatesta contrasse subito un secondo matrimonio anche questo vantaggioso economicamente e politicamente.
La nuova moglie fu Margherita figlia di Pandolfo Paltenieri di Monselice ma soprattutto nipote carnale di un potentissimo prelato della curia romana, legato apostolico della Marca e del ducato di Spoleto. Il matrimonio fu celebrato nel 1266 e dall’unione nacquero tre figli: Maddalena, Simona e Pandolfo. Con il suo nuovo matrimonio Malatesta consolidò i legami con la fazione guelfa.
La tradizione di guelfismo che accompagnò i Malatesta e che tanto fece indignare il ghibellin fuggiasco Dante Alighieri comincia con lui.
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