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Barra di navigazione: La signoria dei Malatesta > La Signoria dei Visconti di Milano
La nascita della dinastia dei Visconti di Milano si può far risalire a quando Federico di
Svevia, con l’idea di costituire un regno in Italia Settentrionale, dopo numerose battaglie
aveva a Cortenuova sconfitto le milizie della Lega Lombarda, fedele alla chiesa. Federico
II aveva sottomesso tutti i comuni della Lega ad eccezione delle città di Brescia, di Piacenza
e di Bologna, aveva anche puntato su Milano ma era stato fermato dei milanesi incitati a
fronteggiarlo dal Papa Gregorio IX. Sconfitto l’imperatore, Milano era stata
dilaniata da lotte intestine fra coloro che si ispiravano all’idea imperiale e coloro che
erano partigiani del potere temporale della Chiesa. Vi furono lunghi e sanguinosi scontri
dai quali emerse un potente personaggio, Ottone Visconti che aveva avuto l’incarico di
nuovo arcivescovo di Milano, senza però riuscire a ricoprire tale posto fino al 1276, quando,
con un colpo di mano occupò la città di Desio e sconfisse la dinastia dei Torriani,
che aveva regnato per più di trent’anni.
Ritirandosi dalla vita pubblica Ottone Visconti lasciò il potere nelle mani del nipote Matteo Visconti.
Ottone che era stato chiamato al potere dal Pontefice e che si era sempre proclamato
guelfo era passato, appena ottenuto il potere, in campo ghibellino dichiarando contemporaneamente
fedeltà alla Chiesa e all’Imperatore Rodolfo d’Asburgo. Il nipote mantenne lo stesso atteggiamento.
Alla sua scomparsa iniziarono le controversie fra i suoi figli: Galeazzo, Luchino,
Marco, Stefano e Giovanni. L’eredità della Signoria di Milano era passata a Galeazzo Visconti,
il maggiore, il quale non riuscì a governare in pace a causa dei tradimenti e delle congiure
dei parenti, ma anche per le continue minacce dei guelfi. Fu più volte sconfitto come quando a seguito
di scontri dovette riparare a Lodi, rientrando però a Milano entro lo stesso anno, oppure quando fu
aiutato dall’Imperatore Ludovico di Baviera a sconfiggere l’armata guelfa. Il fratello Marco
fu ucciso da sicari inviati dai suoi stessi fratelli a causa del suo tradimento: si era messo
al servizio di Ludovico di Baviera e l’aveva indotto a puntare su Milano e ad arrestare Galeazzo,
Luchino e Giovanni accusandoli di connivenza con Giovanni XXII.
Il nuovo signore di Milano, Azzone Visconti, nipote di Galeazzo governò solo per undici anni.
Alla sua morte gli subentrò lo zio Luchino Visconti, un uomo già anziano
che fu tragicamente ucciso, si sospetta dalla moglie Isabella, con un calice di
vino avvelenato. Il fratello Giovanni Visconti non accusò Isabella, benché tutti la sospettassero
e si preparò a prendere il suo posto. Il nuovo signore di Milano dovette affrontare subito
molti problemi, soprattutto perché si era dedicato sempre alla famiglia e al servizio di
Dio e non aveva conoscenza degli affari di governo.
Per prima cosa decise di dividere la signoria fra i tre nipoti, figli del fratello
Stefano: Matteo II, Galeazzo II e Bernabò. Tutti e tre pessimi soggetti. Poi affrontò
il Pontefice Clemente VI rifiutandogli la cessione della città di Bologna.
Per quanto riguarda il terzo problema, i rapporti con la signoria scaligera, propose un matrimonio
di interesse fra il nipote Bernabò e la figlia di Mastino della Scala. I tre fratelli non
regnarono in armonia come voleva lo zio. La prima vittima fu Matteo, ucciso dai
fratelli, che temevano la sua sete di potere. I due signori di Milano governarono uniti, conquistando
anche nuove città come Pavia assediata per ben tre anni. Il figlio di Galeazzo II, Gian Galeazzo Visconti,
era il nuovo principe della Lombardia. Compiuta inizialmente un opera di pulizia nei confronti di coloro che avrebbero
potuto tradirlo decise di ingrandire i suoi domini occupando le città un tempo soggette agli scaligeri,
sottomettendo una buona parte del Piemonte e muovendosi verso Firenze. Purtroppo nel pieno della forma
fisica e mentale morì di cause naturali. La sua morte segnò la parabola discendente della signoria.
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