I Malatesta di Rimini

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LE LOTTE INTERNE ALLA CITTA' DI RIMINI

Grazie al nuovo matrimonio l'autorità di Malatesta da Verucchio crebbe in seno alla Chiesa facendolo diventare la guida militare e politica del riminese, ruolo che mantenne per decenni, manifestando buone doti di dirigente, governando la città con ardimento e saggezza, pur essendo nello stesso tempo crudele e spietato con i nemici.
In città le dispute fra i ghibellini, capitanati da un Parcitadi di antica nobiltà, e i guelfi, riuniti sotto la bandiera dei Malatesta, ricchi e potenti ma pervenuti da poco alla signoria della città, erano giornaliere e rischiavano di compromettere il buon governo della città. Egli colse immediatamente la strana occasione che gli si presentò il giorno di Santa Lucia (13 dicembre) per riportare l’ordine in città ed affermare definitivamente il potere dei Malatesta.



Il giorno della festa di Santa Lucia le strade e le piazze della città erano affollate di contadini e mercanti per la fiera tradizionale, la gente dopo la funzione religiosa passeggiava chiacchierando, bevendo e divertendosi. Improvvisamente si levò, proprio nella piazza del Comune, il sonoro raglio di un asino, di proprietà di un sostenitore dei Parcitadi, probabilmente rivolto galantemente ad un’asina che gli piaceva. La maggior parte delle persone rise per la scena ma poiché l’asino sfortunatamente aveva ragliato rivolgendosi verso il palazzo dei Malatesta il fatto fu considerato come un offesa alla dignità del signore di Rimini.
Un amico di Malatesta di Verucchio e suo socio in affari si armò e con la spada sguainata decise di far giustizia dell’asino impertinente e del suo padrone ghibellino. Purtroppo non riuscì a compiere la sua vendetta in quanto i seguaci dei Parcitadi furono più svelti, avendo capito le sue intenzioni lo uccisero con un dardo della balestra. La sua morte fu come un segnale: la piazza divenne la sede di una feroce battaglia, con decine di morti e di feriti dell’una e dell’altra parte, durata tre lunghi giorni, molti innocenti persero la vita e diverse case furono bruciate. Per timore di soccombere Montagna Parcitadi chiese l’intervento del suo amico Guido da Montefeltro, chiedendogli di calare su Rimini con il suo esercito che si trovava nella Rocca di San Marino.



Poiché Malatesta aveva le sue truppe sparse per il contado e non era in grado di difendersi da un attacco agì con astuzia. Convocò i più stimati cittadini dell’una e dell’altra parte nel palazzo della signoria e fece loro un discorso molto convincente. Convinse i presenti che l’arrivo di Guido da Montefeltro e delle sue truppe non avrebbe giovato ne ai guelfi ne ai ghibellini: i suoi soldati avrebbero ucciso e depredato la città portando la rovina ad entrambe le parti, sarebbe stato meglio porre fine alla disputa con una cerimonia pubblica di pacificazione in presenza di tutta la cittadinanza. I due capi in testa ai rispettivi seguiti si incontrarono in piazza, quella stessa piazza dove l’asino con il suo raglio di amore aveva dato inizio alla battaglia: il mastin Vecchio e Montagna Parcitadi, si strinsero la mano e si abbracciarono. La folla esplose in urlo di gioia: erano finite le inimicizie, la paura e l’odio fra guelfi e ghibellini, i nemici da generazioni si abbracciavano come fratelli.
 
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