I Malatesta di Rimini

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IL NOME DELLA SIGNORIA

Non si conosce l’origine del nome “Malatesta”, probabilmente era semplicemente un soprannome coniato per indicare una persona ostinata e prepotente, con il tempo divenne un nome proprio, come spesso succedeva in passato, poi, usato al plurale, finì con l'indicare l’intera famiglia: “i Malatesti”. Il nome fu particolarmente appropriato per signori di Rimini in quanto furono fautori di frequenti episodi di crudeltà e ferocia verso tutti coloro che insidiavano il loro potere o rappresentavano un ostacolo alle loro irrefrenabili mire espansionistiche.



IL FONDATORE DELLA DINASTIA

La città di Rimini o “Arimino”, come si diceva in lingua volgare, nella prima metà del secolo XIII apparteneva come tutta la Romagna al Patrimonio della Chiesa. La città però non era politicamente tranquilla, infatti, nel 1230, a seguito della calata in Italia di Federico II gli abitanti si ribellarono all’autorità papale e da accesi guelfi si trasformarono in ghibellini per servire, anche se non sempre fedelmente, l’Imperatore. Sembra che il titolo di nobiltà dei Malatesta sia dovuto all’imperatore Federico II di Svevia, a Rimini nel 1220 e nel 1226, che investì del titolo di cavaliere Malatesta della Penna.



Rimini era suddivisa in tante fazioni e partiti guidate da famiglie che volevano principalmente potere e ricchezza, in più il carattere stesso dei cittadini, gente orgogliosa e generosa, ma anche rissosa e sanguigna, rendeva instabile il governo della città. Tra i tanti che aspiravano al potere e al controllo della città emerse la famiglia Malatesta proveniente da Verucchio, nel cuore del Montefeltro. Un componente della famiglia aveva acquistato vasti possedimenti fra i fiumi Marecchia e Rubicone e stabilitosi in città aveva ottenuto la cittadinanza riminese.
Il primo Malatesta divenuto illustre fu Malatesta della Penna, uomo di spada come tutti i Malatesta che, appena quattordicenne, aveva partecipato al fianco dello zio Giovanni ad una spedizione contro i vicini cesenati. Da guelfo divenne ghibellino per ottenere dall’imperatore Federico II la podesteria di Pistoia, in seguito poi non esitò ad abbandonarlo quando questo si trovò in difficoltà. Tornato guelfo in cambio della sua fedeltà la Chiesa gli affidò la podestà di Rimini. A far diventare potente la casata fu il figlio di Malatesta della Penna, che era stato esiliato dall’imperatore a causa del suo tradimento, Malatesta da Verucchio, soprannominato “l’audace”, e che Dante Alighieri chiamò nella Divina Commedia Mastin Vecchio.
 
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