I Malatesta di Rimini

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GIOVANNI MALATESTA detto GIANCIOTTO

Il secondogenito di Malatesta da Verucchio era stato chiamato Giovanni in memoria del bisavolo Gianni, il suo soprannome però fu Gianciotto (unendo il nome Giovanni e la parola “ciotto”, cioè sciancato, in quanto aveva una gamba che gli era stata rovinata al momento della nascita). Non era bello come Paolo, ma era robusto, rosso di capelli come il padre e soprattutto un abile guerriero, esperto cavaliere e spadaccino. Alla guida di un piccolo esercito nel 1273 combatté contro i ghibellini guidati da Guido da Montefeltro che stava espandendosi in Romagna, poi intervenne in soccorso del signore di Ravenna, Guido Minore da Polenta, contro le famiglie dei Traversari e degli Onesti. Guido Polente per sdebitarsi e per entrare in buoni rapporti con la famiglia Malatesta, ben disposta verso il guelfismo, diede in moglie la primogenita delle sue figlie Francesca da Polenta, che aveva appena quindici anni a Gianciotto che di anni ne aveva trentadue. Francesca aveva sempre vissuto rinchiusa nel palazzo paterno con i fratelli e la sorella, non era molto istruita, sapeva leggere ma non era brava a scrivere, aveva in compenso una buona educazione religiosa. Era molto bella di aspetto, alta e imperiosa, capelli castani, occhi grandi, bocca piccola. L’unica immagine che abbiamo di lei è un affresco del Trecento nella chiesa di Santa Maria in Porto Fuori. La coppia abitò a Rimini ed ebbe un’unica figlia di nome Concordia.



Né il padre dello sposo né quello della sposa si preoccuparono di verificare se la copia era bene assortita, né se i due si volessero bene. Francesca probabilmente accettò bene il matrimonio perchè così avrebbe potuto lasciare casa Polenta, il palazzo di Porta Ursicina dove viveva praticamente confinata. Purtroppo per lei il marito, a parte la vistosa differenza di età, era fisicamente menomato e tutt’altro che avvenente. Il matrimonio fu senza scosse fino a quando Francesca conobbe il fratello del marito, Paolo Malatesta, che invece di dedicarsi alle imprese di guerra come Giovanni preferiva starsene a casa ed occuparsi degli affari della famiglia.
Nel 1273 in Romagna ci furono duri contrasti fra Guelfi e Ghibellini. Si confrontavano, da una parte le famiglie ghibelline come il conte Guido da Montefeltro, i Lambertazzi e gli Accarisi, dall’altra le famiglie guelfe come i Malatesta, i da Polenta, i Manfredi e i Passatello. Ben presto riuscirono ad avere il sopravvento i ghibellini in quasi tutta la Romagna con grave preoccupazione del papa.



Fu una pace di breve durata in quanto gestita da persone che conoscevano solo il linguaggio della violenza: i soldati guelfi entravano nei villaggi distruggendo le case, bruciando i raccolti, violentando le donne, seminando rovine e lutti. Finché rimase in vita il papa la situazione fu tenuta sotto controllo, alla sua morte esplose la rabbia ghibellina che fu inarrestabile: dopo aver subito tante violenze i villaggi e le città insorsero, fu occupata la città di Faenza, altre città guelfe arrivarono a schierarsi per la prima volta con l’imperatore contro il papa.
Gianciotto in questa occasione fu invece uno dei più feroci difensori del potere papale. L’esercito pontificio però nel suo complesso non era molto efficiente, le ostilità durarono per molto tempo, ci furono centinaia gli scontri e i centri principali della rivolta come Forlì e Cesena furono assediate per quasi due anni. Il Pontefice preoccupato chiese l’aiuto di Carlo d’Angiò re di Napoli e solo con il suo intervento riuscì ad avere ragione delle truppe ghibelline. Lo stesso Guido da Montefeltro arrivò a giurare obbedienza al papa. Terminati gli scontri Gianciotto Malatesta tornò a casa nel 1283.

 
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